Ciao cara,
in questi giorni le vetrine, i social e le strade si riempiono di scheletri, streghe, vampiri e maschere di ogni genere. Per una notte all’anno, il mondo intero sembra concedersi una strana tregua: ci è permesso travestirci da creature eccessive, rumorose, spaventose, ridicole o bizzarre senza dover dare spiegazioni a nessuno.
Possiamo occupare spazio. Possiamo persino fare paura.
Poi arriva la mattina successiva: i costumi vengono riposti negli armadi, il trucco viene lavato via e ognuno torna al proprio posto.
Ma c’è un paradosso sottile che ogni anno, avvicinandomi a questa data, torna a farmi riflettere: ci togliamo la maschera del mostro solo per rimetterci addosso quella della persona perbene.
La maschera di chi non crea mai disturbo.
Quella di chi risponde sempre "Tutto bene, grazie" anche quando dentro ha una tempesta in corso.
La maschera di chi fa una battuta per sminuire un proprio talento prima che qualcun altro possa giudicarlo, o quella di chi soffoca un'idea luminosa per paura di sembrare troppo ambiziosa, troppo strana, troppo teatrale.
Troppo.
Da qualche parte, crescendo, molte di noi hanno imparato una lezione ingiusta: che per essere facili da amare bisognasse farsi un po' più piccole. Meno rumorose. Meno esigenti. Più prevedibili.
Abbiamo iniziato a temere così tanto di essere troppo, da non concederci neppure il diritto di essere abbastanza.
Nell'antica tradizione di Samhain, questa non era la festa dello spavento fine a se stesso. Era la notte della soglia, il momento dell’anno in cui il velo tra i mondi si faceva sottilissimo. E forse, oggi, il confine più urgente e sacro da attraversare non è quello con gli spiriti, ma quello che separa chi mostriamo al mondo da chi siamo veramente quando nessuno ci guarda.
Le maschere non sono un male in sé: a volte servono per proteggerci, per muoverci nel mondo senza sentirci scoperte. Il dramma comincia quando dimentichiamo di poterle togliere. Quando finiamo per credere che, senza quella recita, sotto sotto non ci sia nulla che valga davvero la pena di essere amato.
Sul Treno dell’Autunno questa notte accade qualcosa di inaspettato.
Mentre il convoglio attraversa il buio più fitto, un viaggiatore senza biglietto decide di rompere il silenzio del corridoio. Un ospite magnetico, elegante e provocatorio che ha fatto della libertà la sua unica regola.
Nel nuovo episodio della meditazione guidata che uscirà per la notte di Samhain — L'Incontro Misterioso di Samhain: meditazione per smettere di nasconderti — ci siederemo con lui in un salottino antico, davanti a un pianoforte che suona da solo, per guardare dentro uno specchio d’argento e ricevere un dono speciale.
Non per rivoluzionare la tua vita da un giorno all'altro, ma per fare una cosa infinitamente più preziosa: dare il permesso alla parte più autentica di te di respirare.
Ho passato anni a farmi piccola, a smussare ogni spigolo e a calcolare ogni passo pur di non dare fastidio e con l’illusione di dover piacere a tutti. Oggi mi viene in mente la vecchia favola dell'asino: che tu decida di salirci sopra, di camminargli accanto o di caricartelo sulle spalle, ci sarà sempre qualcuno lungo la strada pronto a puntare il dito e a giudicare il modo in cui cammini.
A qualcuno darai sempre fastidio.
E allora tanto vale tirare fuori tutto quello che abbiamo dentro, senza sconti e senza chiedere scusa, anche a costo di risultare scomode o persino detestate. Se proprio dobbiamo far rumore o disturbare qualcuno, facciamolo essendo ferocemente, meravigliosamente noi stesse.
Prenditi il tuo spazio. Non c'è alcun bisogno di chiedere il permesso per esistere.
Un abbraccio forte,
Kate 💚



