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L'inverno è davvero una stagione morta? (ed un ricordo del budino al cioccolato)

Copertina con il titolo L’inverno è davvero una stagione morta? (ed un ricordo del budino al cioccolato): una finestra sul salice innevato e una coppa di budino nella luce calda della cucina.

Buonasera, cara lettrice o caro lettore,

ti sei mai chiesta perché associamo così facilmente l'inverno alla morte, alla stasi e all'attesa della primavera?

Siamo abituati a pensare alle stagioni come se ognuna avesse un compito preciso: la primavera è la rinascita, l'estate è l'esplosione della vita, l'autunno è il raccoglimento e l'inverno è il momento in cui tutto si ferma, in attesa di ricominciare.

Ma è davvero così?

O forse abbiamo imparato a guardare le stagioni attraverso una narrazione che abbiamo ereditato e che, a forza di essere ripetuta, abbiamo finito per considerare una verità universale?

In questi giorni mi sono ritrovata a pensare proprio a questo. E, mentre cercavo di dare forma a questa riflessione, mi è tornato in mente un ricordo della mia infanzia.

"Avevo circa sei anni. Ero nella cucina della casa in cui sono cresciuta, a Rocchetta Cairo. Fuori nevicava. Il cielo era rosso, si avvicinava l'ora di cena e mia madre stava preparando un dolce: un budino al cioccolato con delle piccole nuvole di albume montato a neve, cotte nell'acqua bollente e adagiate sopra per ricreare un paesaggio innevato."

"Io ero davanti alla finestra. Guardavo il grande salice piangente della casa di fronte, completamente ricoperto di neve. La stufa era accesa e, mentre fuori il paesaggio si trasformava sotto i miei occhi, dentro casa c'erano il calore, i profumi della cucina e quella sensazione di familiarità che rendeva tutto così bello."

Ricordo che mi sembrava un momento magico. Pieno di vita.

Non stavo pensando al significato dell'inverno, a ciò che rappresentava o a quello che sarebbe arrivato dopo. Ero semplicemente lì, davanti a quella finestra, ad ammirare ciò che avevo davanti.

Oggi, ripensando a quel momento, mi sono resa conto di una cosa: amavo tutte le stagioni. Non perché ognuna dovesse insegnarmi qualcosa, né perché sapessi attribuire a ciascuna un significato particolare. Le amavo perché mi sentivo a casa. Radicata. E, in ogni stagione, riuscivo a trovare qualcosa di bello.

La neve non rendeva l'inverno una stagione morta. Era proprio quella neve, insieme al calore della casa e alla vita che continuava al suo interno, a rendere quel momento così speciale.

Eppure, crescendo, impariamo ad associare significati alle cose. Alcuni ci aiutano a comprendere il mondo, altri finiscono per diventare convinzioni che non ci fermiamo più a mettere in discussione.

Basti pensare al mito di Proserpina, figlia di Cerere, dea dell'agricoltura e della fertilità. Secondo il racconto, quando Proserpina trascorre parte dell'anno negli Inferi, sua madre, addolorata per la sua assenza, lascia inaridire la terra. Il suo ritorno coincide invece con il rifiorire della natura. È un mito affascinante, che ci ha tramandato un modo simbolico di raccontare l'alternarsi delle stagioni.

Ma mi chiedo: quante volte, abituandoci a questa immagine dell'inverno come tempo di assenza e di morte, finiamo per dimenticarci di osservare quanta vita continua a esistere proprio in quei mesi?

Forse, quando una storia ci accompagna da così tanto tempo, rischiamo di guardare il mondo attraverso di essa, anziché guardare il mondo per quello che è.

Pensiamo, per esempio, a ciò che accade in natura. Mentre alcuni alberi perdono le foglie, ci sono piante che fioriscono proprio nei mesi freddi, frutti che maturano in inverno e ortaggi che beneficiano delle basse temperature. Alcuni animali attraversano questa stagione con ritmi e strategie di vita differenti dai nostri.

La vita non si manifesta sempre nello stesso modo e, soprattutto, non è sempre visibile ai nostri occhi. Quando osserviamo un paesaggio spoglio, rischiamo di scambiare ciò che non vediamo per qualcosa che non esiste. Ma un albero senza foglie non è necessariamente un albero morto. E una stagione in cui la vegetazione sembra meno rigogliosa non è una stagione priva di vita.

Naturalmente, in natura esistono la morte, la fine dei cicli e i periodi di riposo. Ma perché dovremmo attribuire a un'intera stagione un solo significato, come se tutto ciò che accade al suo interno dovesse necessariamente confermarlo?

Forse l'inverno non deve prepararci alla primavera. Forse non deve rappresentare una morte simbolica, né insegnarci a fermarci, a raccoglierci o a prepararci a una nuova rinascita.

Forse può essere semplicemente inverno. Una stagione con le sue caratteristiche, i suoi frutti, i suoi colori, le sue creature e le sue possibilità.

E forse vale la pena ricordare che anche il nostro rapporto con le stagioni è personale. C'è chi si sente pieno di energia in estate e chi, come me, ritrova nell'inverno qualcosa che durante i mesi caldi fatica a sentire.

Non siamo tutti uguali. Non viviamo le stesse esperienze e non abbiamo bisogno delle stesse cose negli stessi momenti. Eppure, a volte, ci sforziamo di riconoscerci in una narrazione collettiva anche quando non ci rappresenta, come se il fatto che una convinzione sia condivisa da molti fosse sufficiente a renderla valida per tutti.

Ma non è così.

Possiamo ascoltare le tradizioni senza essere obbligati a ripeterle. Possiamo accogliere le interpretazioni che ci aiutano a comprendere la nostra esperienza e lasciare andare quelle che non ci appartengono più. Possiamo cambiare idea. Possiamo scoprire modi diversi di guardare le cose. Possiamo persino accorgerci che qualcosa che abbiamo sempre dato per scontato, osservato da un'altra prospettiva, racconta una storia completamente diversa.

Non dobbiamo necessariamente trovare una nuova verità da sostituire a quella precedente. A volte è sufficiente concederci il diritto di fare domande. Di osservare prima di giudicare. Di sperimentare prima di decidere. Di non confondere la descrizione che abbiamo ricevuto della realtà con la realtà stessa.

Perché la vita è molto più ricca delle categorie con cui cerchiamo di comprenderla.

E forse, ogni tanto, dovremmo tornare a guardarla come facevamo da bambini: senza pretendere che ogni cosa abbia un significato prestabilito, lasciandoci sorprendere da ciò che abbiamo davanti.

Perché ti sto raccontando tutto questo? ✨

Per ricordarti che non sei obbligata a riconoscerti in ogni convinzione che ti è stata trasmessa. Se una stagione non ti fa sentire ciò che dovrebbe, se il tuo ritmo è diverso da quello degli altri, se una tradizione o un modo di interpretare il mondo non ti rispecchia, puoi concederti la libertà di guardare altrove.

Non per dimostrare che gli altri hanno torto, ma per scoprire che cosa è vero per te. E, soprattutto, per ricordare che non devi giustificare tutto ciò che ami.

SPAZIO MEDITAZIONE 🕯

La Meditazione della Settimana

Per accompagnare questa riflessione sull'inverno, la percezione del tempo e le nostre radici, ti aspetta una nuova pratica guidata su YouTube. Mettiti al caldo, regalati qualche minuto di silenzio e lasciati trasportare.

🎧 Ascolta la meditazione su YouTube

A volte basta tornare davanti alla propria finestra, osservare il mondo che cambia e lasciarsi sorprendere dalla sua bellezza. Anche quando nessuno ci ha insegnato a riconoscerla.

Non diamo nulla per scontato. Continuiamo a porci domande, a esplorare e a lasciarci sorprendere da ciò che credevamo di conoscere già. Perché il mondo non smette di essere meraviglioso quando cambiamo il nostro modo di guardarlo. A volte, è proprio allora che cominciamo a vederlo davvero.

Un abbraccio forte,
Kate 💚

Pubblicato il 19 ottobre 2026 · Aggiornato il 23 ottobre 2026 · Il nostro appuntamento

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